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domenica 15 gennaio 2012

Lucia Visca e 'Propaganda. L'origine della più potente loggia massonica'



Lucia Visca
Propaganda. L’origine della più potente loggia massonica
prefazione di Gian Carlo Caselli,
Castelvecchi, 2011
ISBN 978-88-7615-611-3
pp. 190, euro 14,00



Scrive Lucia Visca nella premessa al suo libro Propaganda. L’origine della più potente loggia massonica edito da Castelvecchi:
Se è esistita la P2, se è vero che esiste la P3 e perfino la P4, non può che esserci stata anche la P1. Perché le logge si numerano così, da quando Salomone edificò il Tempio. Mai loggia può chiamarsi come la precedente. Rinascere sì, come l’Araba Fenice. Ma il nome deve essere diverso, basta un numero ordinale a fare la differenza. Al contrario dell’Araba Fenice, che rinasceva ogni volta più bella, quando si tratta di loggia P, anni e malavvezzo senso della cosa pubblica sono andati deteriorandola. Ogni volta peggio, ogni volta più segreta fino a sfumare nell’incertezza […] Sempre che il moto primo, quella loggia Propaganda nata alla fine dell’Ottocento, sia stata cosa onorevole. Ma questa è un’altra storia, da analizzare con cura a tempo debito.
Il testo di Lucia Visca – giornalista e autrice, sempre per Castelvecchi, di un testo su PPP dal titolo Pier Paolo Pasolini, una morte violenta – è una storia d’Italia alternativa (o parallela, se preferite) in cui si tratteggiano “a tinte vivide alcune vicende che hanno attraversato e tuttora sembrano attraversare i Palazzi del potere”, per usare le parole di Gian Carlo Caselli che firma la prefazione.
Lo studio della Visca prende in esame diversi periodi della storia d’Italia, dallo scandalo della Banca Romana al fascismo che scioglie le logge e poi la ricostituzione della P a opera degli americani; si parla di De Mattei, di Noschese, di Gelli e di Fabrizio Cicchitto a cui è dedicato un intero capitolo.
L’Appendice è molto densa: oltre al testo della legge del 1982 per lo scioglimento della P2, alla bibliografia e ad alcune immagini di documenti, abbiamo bel sessantuno pagine con l’elenco alfabetico degli iscritti alla P2. Una nota in calce ci avvisa che “i nomi e le informazioni tra parentesi sono annotazioni dello stesso Gelli. Il resto è frutto della ricerca dell’autrice”. A leggerli tutti, con tanto di titolo e ruolo rivestito nella società civile, si prova una vera e propria vertigine…


Tratto da BookBlog, 15 gennaio 2012

mercoledì 16 febbraio 2011

P2, Licio Gelli: “Andreotti a capo di un servizio segreto parallelo”




Politica24, mercoledì, 16 Febbraio 2011


Il capo della loggia massonica P2, Licio Gelli, ha rilasciato un’intervista al settimanale “Oggi“, nella quale afferma che “Giulio Andreotti era a capo di un servizio segreto deviato e parallelo. L’organizzazione era nota col nome di “Anello“. Si tratterebbe di un’organizzazione quasi sconosciuta, della quale il senatore Andreotti era il referente. Una specie si servizio segreto parallelo e clandestino che stava a metà strada fra i servizi regolari e la società civile: donde il nome di “anello”, a motivare la congiunzione fra le due cose, il tutto in funzione anticomunista. Gelli aveva la “P2″, Cossiga la “Gladio” ed Andreotti “l’Anello”.Gli editori del settimanale hanno chiesto un commento allo stesso Andreotti, il quale, però, non ha voluto commentare l’indiscrezione rilasciata dall’ex venerabile della massoneria chiamata Propaganda 2. Lo storico Aldo Giannuli, già consulente della Commissione Stragi, spiega che “l’Anello, detto anche Noto Servizio, fu scoperto nel corso dell’indagine sulla strage di Brescia“.

Poi aggiunge: “Il servizio segreto fu fondato nel 1944 dal generale Roatta e doveva servire per i lavori sporchi. Si sciolse nel 1991. La sua storia si intreccia con i fatti più oscuri della nostra Repubblica, da piazza Fontana al caso Moro“. Stimolato sulla vita politica attuale, Licio Gelli parla anche di Berlusconi, definendolo “debole e troppo goliardico”.

L’ex venerabile si sbilancia anche su Fini, che appella “uomo senza carattere”. Su suoi presunti carteggi segreti all’estero, Gelli risponde che, una volta, i servizi segreti italiani pagarono 400 milioni di lire per avere un suo archivio che era falso, costituito di inutili cartacce e giornali. Ha continuato dicendo “di non conservare nel modo più assoluto nessun dossier su personaggi politici”.